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Il sangue del Sud In questo libro, ricco di un'avvincente documentazione, Giordano Bruno Guerri rilegge la vicenda del Risorgimento e del brigantaggio come una "antistoria d'Italia": per liberare i fatti dai troppi luoghi comuni della storiografia postrisorgimentale (come la pretesa arretratezza e miseria del Regno delle Due Sicilie al momento della caduta) e per evidenziare invece le conseguenze, purtroppo ancora attualissime, della scelta di affrontare la "questione meridionale" quasi esclusivamente in termini di annessione, tassazione, leva obbligatoria e repressione militare. Il Sud è stato trattato come una colonia da educare e sfruttare, senza mai cercare davvero di capire chi fosse l'"altro" italiano e senza dargli ciò che gli occorreva: lavoro, terre, infrastrutture, una borghesia imprenditoriale, un'economia moderna. Così, le incomprensioni fra le due Italie si sono perpetuate fino ai nostri giorni. Alcuni briganti spiccano per doti - umane e di comando - non comuni, come Carmine Crocco, che per tre anni tenne in scacco l'esercito italiano; e così le brigantesse, donne disposte a tutto per amore e ribellione; altri rientrano più facilmente nel cliché del bandito o dell'avventuriero, ma tutti contribuiscono a dare volti e nomi a una triste e sanguinaria pagina della nostra storia, che si voleva cancellare. "Non si tratta di denigrare il Risorgimento, bensì di metterlo in una luce obiettiva, per recuperarlo - vero e intero - nella coscienza degli italiani di oggi e di domani". |
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Marinetti Dopo il Rinascimento, la "creazione culturale" italiana più
importante è stata, senza dubbio, il futurismo: avanguardia di tutte le
avanguardie, ha cambiato per sempre il modo di intendere l'arte e il
rapporto arte-società. Inventore unico e indiscusso di questo movimento,
Filippo Tommaso Marinetti ha un biografia romanzesca. Dopo l'infanzia ad
Alessandria d'Egitto, studiò a Parigi, da dove nel 1909, a trentatré
anni, lanciò il "Manifesto del futurismo". Poeta, editore, romanziere e
saggista, fu però soprattutto uno straordinario provocatore e
organizzatore di cultura, in ogni ambito. Ricco di famiglia, individuò e
sostenne le energie artistiche e intellettuali più feconde della sua
epoca, creando in breve tempo un movimento di successo internazionale. |
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D'Annunzio.L'amante guerriero Le Scie - Mondadori, 2008 La cultura del secondo dopoguerra ha cercato in tutti i modi di
sbarazzarsi di Gabriele d'Annunzio, l'uomo che marchiò il proprio tempo
e influenzò il futuro, alternando l'indifferenza alla condanna, totale e
preventiva. La diffidenza ideologica verso l'interprete del superomismo,
l'irritazione per il personaggio e per ciò che ha rappresentato si sono
unite ai pregiudizi di una critica letteraria che, fingendo di colpire
lo scrittore e il poeta, si scagliava contro il nazionalista,
l'antidemocratico, il guerrafondaio, il decadente. D'Annunzio è stato
visto spesso solo come precursore del fascismo, inventore dei riti di
massa e di parole d'ordine sui quali si sarebbe fondato il regime. Ma a
Fiume fu l'inventore di una democrazia e di una modernità che andavano
oltre la destra e la sinistra, che anticipava i movimenti libertari e le
costituzioni più avanzate della seconda metà del Novecento, fino a
pensare addirittura un ordinamento militare che aboliva le gerarchie.
Riscoprirlo significa assegnargli il posto che gli compete fra gli
italiani, di cui fu un campione smisurato.
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Vent’anni e un giorno Introduzione |
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Pensieri
scorretti.1837 aforismi per togliere la ragione a chi ce l'ha UTET Libreria, 2007 "L'aforisma è uno stimolo a pensare, oltre che un self-service di pensieri ben confezionati. A volerne fare un po' di storia, il termine è un grecismo - che significa "delimitare, separare, scegliere" - rimasto a lungo nell'ambito del linguaggio tecnico-scientifico. Solo nell'Ottocento avanzato l'aforisma divenne un vero e proprio genere letterario, specie dopo l'uscita di "II crepuscolo degli idoli" di Friedrich Nietzsche (1888). Da allora ne sono state tentate varie definizioni e delimitazioni, che però poco ci interessano: a partire dalla più brutale, quella di Gesualdo Bufalino per cui "Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole." Un aforisma benfatto, a mio parere, è quello capace di generare un effetto-sorpresa, tanto più nel caso di quelli scelti per questa raccolta, che vuole essere l'esaltazione del paradosso, forma estrema dell'aforisma." |
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Negli anni più sconvolgenti del Novecento, i due formano una "coppia aperta" ante litteram, ma nella loro unione si insinua il tarlo dell'inappagamento e dell'infelicità: lui si perde con principesse e attrici, lei provoca uno scandalo dopo l'altro nel dorato ritiro di Capri. Poi il crollo del regime, il "tradimento" politico di Ciano e la sua condanna a morte, cui il Duce non sa, non può, non vuole opporsi. Mentre infuria la guerra civile, in una trama affascinante che sta fra la tragedia greca e il film di spionaggio, Edda si innamora ancora di suo marito. Come una creatura maledetta, ostaggio delle sue inquietudini, non le rimane che questa passione disperata: la sola ragione per cui vale la pena di vivere e di lottare contro tutti. |
CARNERA
7 novembre 2006 - 28 gennaio 2007
a Milano |