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Il sangue del Sud In questo libro, ricco di un'avvincente documentazione, Giordano Bruno Guerri rilegge la vicenda del Risorgimento e del brigantaggio come una "antistoria d'Italia": per liberare i fatti dai troppi luoghi comuni della storiografia postrisorgimentale (come la pretesa arretratezza e miseria del Regno delle Due Sicilie al momento della caduta) e per evidenziare invece le conseguenze, purtroppo ancora attualissime, della scelta di affrontare la "questione meridionale" quasi esclusivamente in termini di annessione, tassazione, leva obbligatoria e repressione militare. Il Sud è stato trattato come una colonia da educare e sfruttare, senza mai cercare davvero di capire chi fosse l'"altro" italiano e senza dargli ciò che gli occorreva: lavoro, terre, infrastrutture, una borghesia imprenditoriale, un'economia moderna. Così, le incomprensioni fra le due Italie si sono perpetuate fino ai nostri giorni. Alcuni briganti spiccano per doti - umane e di comando - non comuni, come Carmine Crocco, che per tre anni tenne in scacco l'esercito italiano; e così le brigantesse, donne disposte a tutto per amore e ribellione; altri rientrano più facilmente nel cliché del bandito o dell'avventuriero, ma tutti contribuiscono a dare volti e nomi a una triste e sanguinaria pagina della nostra storia, che si voleva cancellare. "Non si tratta di denigrare il Risorgimento, bensì di metterlo in una luce obiettiva, per recuperarlo - vero e intero - nella coscienza degli italiani di oggi e di domani". |
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MarinettiInvenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario Collana: Le scie - Mondadori Data pubblicazione: 27 Jan 09 Dopo il Rinascimento, la "creazione culturale" italiana più importante è stata, senza dubbio, il futurismo: avanguardia di tutte le avanguardie, ha cambiato per sempre il modo di intendere l'arte e il rapporto arte-società. Inventore unico e indiscusso di questo movimento, Filippo Tommaso Marinetti ha un biografia romanzesca. Dopo l'infanzia ad Alessandria d'Egitto, studiò a Parigi, da dove nel 1909, a trentatré anni, lanciò il "Manifesto del futurismo". Poeta, editore, romanziere e saggista, fu però soprattutto uno straordinario provocatore e organizzatore di cultura, in ogni ambito. Ricco di famiglia, individuò e sostenne le energie artistiche e intellettuali più feconde della sua epoca, creando in breve tempo un movimento di successo internazionale. |
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D'Annunzio.L'amante guerriero Le Scie - Mondadori, 2008 La cultura del secondo dopoguerra ha cercato in tutti i modi di sbarazzarsi di Gabriele d'Annunzio, l'uomo che marchiò il proprio tempo e influenzò il futuro, alternando l'indifferenza alla condanna, totale e preventiva. La diffidenza ideologica verso l'interprete del superomismo, l'irritazione per il personaggio e per ciò che ha rappresentato si sono unite ai pregiudizi di una critica letteraria che, fingendo di colpire lo scrittore e il poeta, si scagliava contro il nazionalista, l'antidemocratico, il guerrafondaio, il decadente. D'Annunzio è stato visto spesso solo come precursore del fascismo, inventore dei riti di massa e di parole d'ordine sui quali si sarebbe fondato il regime. Ma a Fiume fu l'inventore di una democrazia e di una modernità che andavano oltre la destra e la sinistra, che anticipava i movimenti libertari e le costituzioni più avanzate della seconda metà del Novecento, fino a pensare addirittura un ordinamento militare che aboliva le gerarchie. Riscoprirlo significa assegnargli il posto che gli compete fra gli italiani, di cui fu un campione smisurato. |
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Vent’anni e un giorno Introduzione |
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Pensieri
scorretti.1837 aforismi per togliere la ragione a chi ce l'ha UTET Libreria, 2007 "L'aforisma è uno stimolo a pensare, oltre che un self-service di pensieri ben confezionati. A volerne fare un po' di storia, il termine è un grecismo - che significa "delimitare, separare, scegliere" - rimasto a lungo nell'ambito del linguaggio tecnico-scientifico. Solo nell'Ottocento avanzato l'aforisma divenne un vero e proprio genere letterario, specie dopo l'uscita di "II crepuscolo degli idoli" di Friedrich Nietzsche (1888). Da allora ne sono state tentate varie definizioni e delimitazioni, che però poco ci interessano: a partire dalla più brutale, quella di Gesualdo Bufalino per cui "Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole." Un aforisma benfatto, a mio parere, è quello capace di generare un effetto-sorpresa, tanto più nel caso di quelli scelti per questa raccolta, che vuole essere l'esaltazione del paradosso, forma estrema dell'aforisma." Dall'introduzione di Giordano Bruno Guerri |
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Un amore fascista Benito, Edda e Galeazzo Edizione Oscar storia Mondadori, 2006 «24 aprile 1930. Edda Mussolini e Galeazzo Ciano si sposano a Roma, alla presenza dei grandi del regime fascista e della Chiesa, che li benedice come "prototipo della famiglia cristiana ed italica, di quella stirpe che conosce tutti gli ardimenti, tutte le glorie, tutti i fulgori". Lei è la figlia primogenita e prediletta del Duce, ha diciannove anni e un carattere forte e ribelle. Lui ha ventisette anni. E' figlio dell'eroe di guerra e potente ministro Costanzo Ciano conte di Cortellazzo. Ha intrapreso la carriere diplomatica, è bello, è elegante e molto ambizioso. Passano i primi tre anni nella "scandalosa" Shanghai e imparano a amarsi fra i tradimenti di lui e i nascenti vizi di lei. Al ritorno, l'Italia fascista assiste pettegola e sdegnata alle scostumatezze di Edda e alla troppo rapida ascesa di Galeazzo, ministro degli Esteri a soli trentatrè anni. Da quel momento la loro storia si confonde con quella del regime, in una saga familiare che Giordano Bruno Guerri sa raccontare come un romanzo senza rinunciare al rigore dello storico: le guerre d'Etiopia e di Spagna, il Patto d'Acciaio, la seconda guerra mondiale. Edda è fanaticamente fascista e filonazista, in perenne contrasto con un Galeazzo cinico e incerto, in bilico fra una politica di avvicinamento e una di distacco con la Germania, sempre odiato e disprezzato da Hitler e dai suoi uomini. Negli anni più sconvolgenti del Novecento, i due formano una "coppia aperta" ante litteram, ma nella loro unione si insinua il tarlo dell'inappagamento e dell'infelicità: lui si perde con principesse e attrici, lei provoca uno scandalo dopo l'altro nel dorato ritiro di Capri. Poi il crollo del regime, il "tradimento" politico di Ciano e la sua condanna a morte, cui il Duce non sa, non può, non vuole opporsi. Mentre infuria la guerra civile, in una trama affascinante che sta
fra la tragedia greca e il film di spionaggio, Edda si innamora ancora
di suo marito. Come una creatura maledetta, ostaggio delle sue
inquietudini, non le rimane che questa passione disperata: la sola
ragione per cui vale la pena di vivere e di lottare contro tutti. |
CARNERA
7 novembre 2006 - 28 gennaio 2007
a Milano |